E da lì tutto ebbe inizio
Sabato 28 Febbraio 2009 08:25

 


Alle 11:55 di quel 4 agosto 2008, ricordo perfettamente l'ora perchè istintivamente guardai l'orologio, eravamo in casa, io Lele e Franca, quando squillò il telefono...

Ecco, così, ancora non sapevamo, cominciava un periodo nuovo con molte cose che sarebbero cambiate; quella telefonata era l'evento del punto spazio-temporale da cui si dipartiva una nuova linea che mai avrei voluto fosse generata...

Rispose Franca e sentii che diceva: Non è possibile, o Dio no...

Immediatamente pensai a Damiano, il cuore cominciò a battermi disordinatamente, in un attimo ci ritrovammo tutti e tre attorno al cordless con Franca che chiedeva chiarimenti all'interlocutore...

Era Davide, disse che Damiano aveva avuto un incidente, vicino all'Isola Rossa dove era diretto e dove lo stavano aspettando...

In quel momento lo stavano soccorrendo, c'erano due ambulanze e l'elicottero pronto a partire; a lui non consentivano di avvicinarsi e doveva guardare la scena da lontano: avrebbe richiamato, disse, per tenerci al corrente.

Non chiamò più e in seguito fu terribilmente chiaro il perchè.

La prima cosa che facemmo fu di telefonare al 118 per sapere dove lo stavano portando; ma al call center non sapevano niente, dissero di richiamare dopo 5-10 minuti.

Una ridda impressionante di pensieri si susseguiva a ritmo forsennato, momenti di sconforto si alternavano ad istanti di speranza; la segreta speranza che ce l'avrebbe fatta aveva bisogno di verifiche, notizie, che invece non c'erano: altre due telefonate al 118 non avevano cambiato niente; Damiano era giovane, forte, vestito di tutto punto con le protezioni necessarie per andare in moto... ce l'avrebbe fatta, in fondo era solo caduto dalla moto, come ci aveva detto Davide, non si era scontrato con nessun autoveicolo.

Ci recammo al pronto soccorso dell'ospedale, proprio di fronte a casa, ma neanche lì sapevano niente.

Tornammo a casa e ci disponemmo ad attendere notizie, fiduciosi che sarebbero arrivate.

Dopo una ventina di minuti cominciò però ad essere chiaro che non era affatto così; nonostante ripetute telefonate al 118, ai carabinieri di Tempio e Valledoria, non sapevamo semplicemente niente.

Ancora oggi non siamo riusciti a capire se l'apparente disorganizzazione fu voluta perchè nessuno si era assunto la responsabilità di comunicarci il tragico epilogo dell'incidente... ciò è probabile ed umanamente comprensibile; oppure semplicemente i tempi di risposta del sistema erano molto più lunghi.

Sempre più in preda all'agitazione, decidemmo che l'unico modo per sbloccare la situazione era andare direttamente all'Isola Rossa e capire cos'era successo e dove avevano portato Damiano: non sapevamo o non volevamo interpretare questa mancanza di notizie.


Usciti da Tempio, subito dopo il bivio per Aggius, pensai di chiamare Rina, la nostra amica di Valledoria, per pregarla di andare alla stazione dei carabinieri a chiedere notizie, dal momento che erano stati loro ad accorrere sul luogo dell'incidente.

Rina, messa rapidamente al corrente, mi disse che andava direttamente sul posto, alla Marinedda, e ci avrebbe fatto sapere, visto che sarebbe arrivata molto prima di noi.

Era una buona idea.


Invece non ci chiamò affatto, visto che implicitamente lei ammetteva come noi che Damiano fosse ancora vivo.

Alla fine raggiungemmo la località del sinistro, senza ancora sapere nulla di preciso... eravamo come in una specie di limbo, una sospensione vitale in cui poche cose avevano senso e la vita che continuava a scorrerci intorno ci appariva distante e priva di significato, come un film che non si fosse potuto vedere dall'inizio.


 

Da lontano, saranno stati 100 metri, riconoscemmo il posto per la presenza di 3 o 4 carabinieri sgranati lungo uno spazio di 20-30 metri, e per la moto che si vedeva sul margine destro della carreggiata, stesa all'inizio del guard rail.

Aprii la portiera, scesi dall'auto e mi misi a correre verso il primo carabiniere, con dentro uno straziante senso di vuoto ed angoscia, un blocco di tutte le funzioni mentali, un vuoto che avevo fretta e al contempo paura di colmare: dovevo correre verso il carabiniere e nello stesso tempo speravo che quel lasso di spazio-tempo non avesse mai fine; dovevo correre verso il carabiniere perchè così mi imponeva la realtà dell'accadere, però avrei tanto voluto fermarmi, schioccare le dita e far sparire d'incanto tutto quel maledetto incubo.

I miei occhi, simili a punteruoli, guardavano interrogativamente i suoi, quasi avessero voluto scavarci dentro per estrarre all'istante la verità sull'accaduto; giunto a cinque/sei metri, osservai meglio la sua espressione, una sorta di vuoto indurimento inespressivo, che però a me parve fin troppo eloquente; tirai un pugno a vuoto nell'aria e mi piegai di lato sopraffatto dalla disperazione; poi di sottecchi tornai a guardarlo perchè avevo colto un cambiamento nella sua espressione facciale: in preda all'angoscia e al dubbio, incapace di risolvermi in un  senso o nell'altro, gli chiesi alfine se, insomma, c'era speranza.

Senza cambiare di molto il suo atteggiamento, mi chiese chi fossi; in quel momento non percepii la sua strategia volta a prendere tempo, centellinare e per così dire porgere con cautela la notizia, non potevo farlo, non ero in grado di farlo e quindi il suo comportamento mi sembrò insensato, ingiusto, quasi crudele; comunque, totalmente incapace di avere un qualche tipo di reazione, risposi che ero il padre.

A mo' di chiarimento, aggiunse che lo avevano portato a Badesi: a Badesi? Attimi interminabili, pensieri indistinti sfreccianti nella mente incapace di controllo, sopraffatta dal dubbio e dall'angoscia; a che fare? Avrei potuto capire se mi avesse detto che era stato portato a Sassari o a Tempio, ma a Badesi, per fare che: non mi risultava che lì ci fossero ospedali! In quelle frazioni infinitesime di tempo fu proprio quello che pensai.

Lo continuavo a guardare dritto negli occhi, quasi come se le parole sarebbero dovute uscire da lì; ma non feci in tempo a finire la domanda, già fatta, se ci fosse speranza, che mi disse: E' morto.

Due parole, solo due parole, ma quanto bastava perchè davvero tutto intorno di colpo diventasse buio, tetro, senza significato; Lele e Franca ci avevano raggiunto, avevano ascoltato e compreso, ci eravamo abbracciati tutti e tre in preda ad un pianto dirotto, irrefrenabile; poi, preso da una smania incontenibile, ero andato a guardare la moto, il guard rail, il punto dell'impatto, da una parte con il desiderio di annientare e far sparire tutto con lo sguardo, annullando magicamente quanto accaduto; dall'altra come se avessi voluto tenere tutto a mente, registrare il più minimo dettaglio, al fine successivamente di ricomporre i vari pezzi per tentare di capire il senso di quanto era accaduto: si lo so, li sento tanti che sorridono benevolmente, o peggio, perchè penso al senso di quanto accaduto; è accaduto, basta... anzi meglio non chiedersi perchè, chissà cosa potresti scoprire.

Mi guardavo intorno, vedevo, attraverso le lacrime, le auto passare, eppure non mi importava assolutamente niente, non avevo alcun ritegno, in quel momento era come se non stessero veramente passando da lì.

 

 


 

 

 

Se mi ami non piangere!
Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo,
se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento
in questi orizzonti senza fine,
e in questa luce che tutto investe e penetra,
tu non piangeresti se mi ami.
Qui si è ormai assorbiti dall'incanto di Dio,
dalle sue espressioni di infinita bontà e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli
al confronto. Mi è rimasto l'affetto per te:
una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Sono felice di averti incontrato nel tempo,
anche se tutto era allora così fugace e limitato.
Ora l'amore che mi stringe profondamente a te,
è gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa del tuo arrivo tra noi,
tu pensami così!
Nelle tue battaglie,
nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine,
pensa a questa meravigliosa casa,
dove non esiste la morte, dove ci disseteremo insieme,
nel trasporto più intenso alla fonte inesauribile dell'amore e della felicità.
Non piangere più, se veramente mi ami!
(S . Agostino)

 


 




Magnificenza del Divenire

 

Madre, asciuga le tue lacrime, tuo figlio ti guarda!
solleva la tua bella fronte appesantita dal dolore,
un soffio si compiace e si attarda
intorno a te:
è la mia anima che cerca di consolare il tuo cuore.

Vengo a far cessare questa terribile menzogna 
della morte che si vuole alleare al nulla.
e benché ai tuoi occhi rimanga invisibile,
proclamo a voce alta: "Madre, sono vivente!"

Madre, ascolta la mia voce, che il tuo dispiacere si plachi,
sono qui al tuo fianco, sono alle tue ginocchia,
accarezzo la tua mano e teneramente bacio
i fili bianchi che vedo nei tuoi capelli così amati.

Madre, non accusare il potere divino
che ti ha ripreso il frutto, l'oggetto del tuo amore,
perché per me, questa morte fu una rinascita,
un grande volo verso il felice soggiorno.

Ho lasciato senza sforzo le mie spoglie umane,
che ancor oggi è per me misterioso segreto;
ho abbandonato il corpo che la sofferenza perquisisce
e la mia anima è partita al gradimento dell'onda divina.

Madre, non ci sono parole, o immagini terrestri,
degne di riprodurre con fedeltà,
il grandioso aspetto delle celesti rive
verso cui, dolcemente, fui come trasportato.

Abbagliato, raggiunsi uno splendido campo
dove regna senza interruzioni una felicità infinita,
ed io assaggio infine questa pace sovrana
riservata agli eletti del regno benedetto.

Veloce e più leggero che la viva rondine,
solco lo spazio ed i suoi campi luminosi
dove il mio sguardo dotato di un'acutezza nuova
scopre con turbamento scorci radiosi.

Mi evolvo liberamente tra le opere divine,
attraverso gli splendori della creazione
dove la forza di Dio costantemente si sente, si indovina,
e obbliga a vivere in ammirazione.

 

 


A ciascuno dei miei passi qualche sole si alza
su dei mondi nuovi e delle umanità;
supero torrenti, montagne di sogno,
magiche foreste, fiumi lietissimi.

Erro e, talvolta, canterello nelle fresche valli
dove cadono a cascata acque del cristallo più puro,
ed io vedo formarsi delle auguste assemblee
di esseri abbaglianti di biancore e di azzurro.

Ubriacato, percepisco delle arcane armonie
che prendono talvolta un gigantesco sviluppo,
ascolto con fervore delle dolci melodie,
degli aerei concerti cantati dalle voci d'oro.

La fronte del tuo bambino ogni giorno si incorona
di rose e di gigli, di meravigliosi fiori,
e l'odoroso mazzo che la mia mano stringe,
l'ho colto per te in questi luoghi incantevoli.

Non voglio più vederti versare lacrime,
ascolta la mia preghiera, ascolta la mia chiamata,
caccia il dubbio terribile, gli orribili allarmi,
Il Signore ha pietà del dispiacere materno.

Prega e sentirai la mia reale presenza,
Dio non divide i cuori uniti dall'amore,
sorridi, madre cara, alla grande speranza,
di ritrovare tuo figlio ben più bello che un giorno.

Non puoi piangere più, poiché mi meraviglio
che mi sia permesso di mostrarti il porto,
il celeste soggiorno dove, vigile, veglio
sui giorni della tua vita e l'istante della tua morte.

Perché, quando suonerà, questa ora magnifica,
mi vedrai in piedi, tale a un angelo vincitore,
e le mie braccia ti faranno uno splendido portico
per entrare con me nell'eterna felicità!

Suzanne Misset-Hopès.

 

(Inserito il 10 Maggio 2009 in occasione della Festa della mamma)

 

 


Dedicato a Monica


Cara Monica, non ho avuto occasione di conoscerti in vita;  ricordo solo di averti incontrata talvolta, poche volte in veritá, per Tempio.

Non conoscevo la tua storia, almeno fino a pochi giorni fa, avendone solo sentito parlare, senza peró, confesso, ascoltare piú di tanto: siamo fatti così... solitamente  e stoltamente distratti dalle nostre cure quotidiane; almeno sino a quando prepotentemente qualcosa, misteriosamente, s'impone alla nostra attenzione...

E così finalmente ho saputo, molto si è improvvisamente a me disvelato: della tua speciale sorte, analoga, a parte la causa immediata, a quella capitata a Damiano, e cioé compiere anzitempo quello che mi piace definire il Grande Passo... come siamo stolti, mia cara, a chiamarla morte, mai termine e comune sentire furono piu' inadeguati a descrivere cio' che veramente con l'occasione accade.

E quel termine, anzitempo, com'é fuorviante... no, tutto accade sempre al momento giusto, non ci sono in realtá vite spezzate ma semplicemente concluse, il difficile solitamente é rendersene conto essendo questa, cosa che stride fortemente con l'ordinario, comune umano sentire, tutto miopemente proteso ad una omeostatica stabilitá,  illusoria e vana perché la vita é divenire, incessantemente.

E dunque ecco che in questa prospettiva ció che chiamiamo Morte altro non é che Vita nel suo divenire piú alto.

E allora mi piace pensarti così, come nell'immagine accanto, adorna della perfezione e purezza di perle, di sacro velo sponsale e magnifiche candide rose, tentando poco destramente di rappresentare, stante l'inadeguata mia umanitá e limitata immaginazione, la tua condizione attuale. Mi piace pensare che, lá dove dimorate ora, tu abbia incontrato Damiano in quella comunione profonda che chiamiamo comunione dei Santi.
"Come se fosse sempre primavera..."
ripete con profonda, malinconica nostalgia  il bel ritornello cantato dal coro Gabriel che fa da sottofondo al sito dell'Associazione da te ispirata.
Si, e' cosi'...
immortalati in una eterna primavera, privilegio stupendo che vi e' toccato in sorte o meglio meritato con i vostri pensieri, attitudini e stili di vita, nella continua ricerca dell'Assoluto e dell'Altro.

 



Il sito dell'Associazione Amici di Monica

(aggiunto in data 25 Aprile 2010)




 

 


Dedicato a Luigi

Questo spazio è dedicato a Luigi Castronovo perito in un incidente stradale il 15 luglio 2010 all'età di 24 anni, lasciando in un dolore straziante e perenne i genitori, Lorenzo e Beatrice, e le sorelle.
Qui di seguito sono riportati alcuni loro scritti con i quali vogliono ricordare Luigi e testimoniare l'affetto immutato ed immutabile, anzi sempre più intenso, che li lega indissolubilmente a lui.


 

 

 

 


 

Amato figlio mio,
quel mattino di luglio sembrava una giornata d’estate come tante, bella, calda con il cielo azzurro, sei uscito dalla tua nuova casa molto presto, perché presto vi volevi fare ritorno, la tua donna era lì che ti aspettava.
Invece eri stato sorteggiato e su quella maledetta strada statale avevi appuntamento con la morte.
Oh figlio, figlio mio, è passato un anno, 365 giorni, senza che ne sia trascorso solo uno, che io non mi sia svegliato con il pensiero di Te, fisso nella mente, ed è con lo stesso pensiero che mi addormento la sera.

Figlio mio, quante cose avresti fatto; di lì a un anno ti saresti sposato, forse avresti avuto dei figli e avresti vissuto la tua vita come sarebbe stato giusto, ed io sarei stato al tuo fianco, in maniera discreta, invisibile, ma pronto a tenderti la mano se tu ne avessi avuto bisogno.Tu figlio mio, amavi il tuo lavoro, lo facevi con diligenza, ne eri entusiasta, me ne parlavi spesso, mi raccontavi dei problemi tecnici, mi parlavi dei tuoi colleghi, dei tuoi capi e lo facevi sempre con grande rispetto, anche con affetto: ad esso hai dato tanto, anzi tutto.
Ora eccomi qua, un anno è passato, è sembrato un attimo, un battito di ciglia, io sono qui, a scriverti questa lettera sperando che Tu possa leggerla da lassù, mentre il dolore che mi affligge è sempre grande, un dolore che ottunde i sensi e spesso mi fa negare la ragione. Tuttavia io non pretendo di avere il monopolio del dolore, la mamma le tue sorelle, soffrono almeno quanto me e sono certo che altri hanno sofferto sicuramente, un dolore autentico. Sfortunato figlio mio, che nella tua breve vita hai dato molto più di quello che hai ricevuto, continuo a chiedermi inutilmente cosa posso fare, se esiste una soluzione, ma questa non c’è.
Tu sai che se solo si potesse, non esiterei un solo istante a sostituirmi a Te in quel sepolcro davanti al quale vengo a disperarmi ogni giorno, ma non si può figlio mio, non si può.
Non si può
BABBO Tuo


Mi piace immaginarTi.
Mi piace immaginarTi amato figlio mio,
in un luogo bellissimo,
in mezzo a campi fioriti e profumati,
che fanno da riva ad acque chete e trasparenti,
sotto cieli azzurri ed incontaminati.
Mi piace immaginarTi lì,
tranquillo e privo di ogni dolore,
con il tuo bel viso rilassato e sorridente,
con i tuoi occhi limpidi e profondi,
con il cuore leggero e la mente libera da ogni oppressione.
Alcune volte mentre guido e guardo il cielo all’orizzonte,
Ti immagino seduto su una nuvola che mi guardi benevolo.
Poi quella maledetta parte razionale di me,
si fa strada nella mente,
spietata, per privarmi di ogni conforto.
Ma io cerco di respingerla con ogni mezzo,
di relegarla in un angolo nascosto del mio essere,
perché, è cosi che mi piace immaginarTi,
amato figlio mio.
BABBO tuo


Amato figlio mio,
oggi è domenica e come al solito mi sono alzato presto,
come sempre con il pensiero di Te prima ancora di metter i piedi in terra.
Ho guardato dalla finestra in giardino, sul nostro albero di frutta c'è ancora qualche fiore; quanti progetti avevi fatto la scorsa primavera su quei futuri frutti, e quanti altri ancora ne avevi per il tuo futuro.
La primavera è esplosa con i suoi profumi e con i suoi colori, tutto riprende vita, tutto riprende a pulsare, solo per te, amato figlio, tutto questo non c'è più.
"Nè il sol più Ti rallegra nè Ti risveglia amor."
BABBO tuo


Ti cerco figlio mio,
Ti cerco nella moltitudine dei visi della gente,
Ti cerco nelle cose e negli oggetti che sono stati tuoi,
Ti cerco nel vento, che tanto amavi
e nel rumore delle foglie che genera il giardino.
Ti cerco figlio mio,
Ti cerco quando vago di notte per la casa,
quando entro sperduto nella tua stanza,
cercando di percepire il tuo respiro.
Ti cerco figlio mio,
Ti cerco nelle pieghe più segrete del mio essere.
Lo farò fino a che avrò vita.
BABBO tuo


Amato figlio,
oggi ho indossato una tua maglia,
Edo se n'è accorto immediatamente,
l'ho capito da come mi ha annusato
e da come Ti ha cercato tutt'intorno.
Qualche giorno fa si è introdotto furtivamente
in casa ed è andato nella Tua stanza,
ed è rimasto lì immobile ad osservare,
fino a che non l'ho fatto uscire.
Io sono certo che ha capito, in quanto lui è
unico silente testimone delle mie tante
e solitarie lacrime.
BABBO tuo


Ogni volta che entro nella tua stanza
dove mi sembra di vederti ancora
sognare e progettare il tuo futuro.
Ogni volta che apro il tuo armadio
e mi soffermo a guardare i tuoi vestiti
...lì appesi, sempre nella stessa posizione.
Ogni volta che guardo il tuo posto vuoto a tavola
e immagino di vedere il tuo viso soddisfatto
per aver mangiato il tuo piatto preferito.
Ogni volta che guido la tua macchina
e mi sembra di toccare le tue mani.
Ogni volta che sento il rombo di una moto
e per un attimo penso che sei tornato
un dolore atroce mi spezza il cuore
e piango, piango, piango
perchè la vita mi ha portato via il dono
più grande e più bello: MIO FIGLIO.
Gigi ti voglio bene.
La tua mamma


E in questi giorni Gi sono un fiume di lacrime.
É che la vita cambia, continua, si evolve e Tu non ci sei e non lo sopporto.
Non sopporto perfino questa primavera, questa quasi estate arrivata in anticipo, che sfacciata sembra ogni momento ricordarci che la vita ritorna, per tutti, tranne che per Te Fratello mio.
Terribilmente, incessantemente mi manchi e non riesco a trovare parole più dolci e gentili.
É così, pensavo che saresti stato mio compagno di viaggio, che avremmo percorso la strada insieme.
Eri per me l'affetto sicuro; Tu sapevi chi ero perchè sapevi come sono diventata chi sono.
Eri per me la dolcezza, la tenerezza e mai avrei voluto che niente ti facesse soffrire e invece eccomi qua a piangere per te fratello mio e a combattere con questo vuoto che morde l'anima.
Quante volte avevamo parlato del nostro futuro e in fondo la scelta di rimanere l'avevamo fatta insieme.
E adesso io tornerò, ma non sarà come avevo sognato e immaginato. No, fratello mio, perche tu non sarai con me.

Ti voglio un bene infinito

Tua sorella Rita

 



17 Luglio: giorno dell'ultimo saluto
Nessun genitore dovrebbe vivere la perdita di un figlio!
E' il dolore più grande che la vita ti possa dare. E' un dolore così forte che ti toglie il respiro, ti fa sentire mancare la terra sotto i piedi e sprofondare nel più profondo degli abissi e chiedi proprio a tuo figlio di darti la forza e il coraggio di affrontare questo grande dolore e il coraggio di andare avanti senza di lui, di confortare il nostro povero cuore.
Fa tanto male avere nel cuore e non tra le braccia quel figlio che hai amato tanto, che hai curato quando stava male, che hai aiutato a crescere cercando di trasmettere quei principi, quei valori sani e fondamentali per vivere una vita dignitosa.
Poi un giorno, chissà per quale disegno divino o per quale triste coincidenza un destino spietato e crudele te lo porta via mettendoti a dura prova, facendoti vivere la sofferenza più dura da sopportare, il sacrificio più grande che tu possa affrontare che è quello di lasciarlo andare... Lasciarlo volare via proprio con quelle ali che gli hai insegnato ad usare con tutto l'amore del mondo.
Vola figlio mio, vola sempre più in alto, brilla sempre di più in modo tale da essere nei momenti bui la nostra luce, il nostro faro che ci guidi e illumini il nostro faticoso cammino.
Dicono che non dovrei piangere perché tu non vorresti. A volte ci riesco, sono forte e non piango proprio per te, per non farti stare male. Altre volte non ci riesco e le lacrime scendono da sole.
Ho imparato a pregare per te con tutto il cuore fino ad elevare la mia anima e circondarti con il mio Amore
Mi manchi figlio mio
Ti voglio bene
La tua mamma





 


 

 



 


 



 


 


 


 


 

 


 

 

 


 

Sezione dedicata a Luigi inserita il 28/12/2012

 



Federica non c'è più, ma ha vinto lei: un esempio nella lotta contro il tumore


La giovane cagliaritana, nota per il suo blog

"Tanto vinco io",

è morta.
Per lei il dolore corre su Internet.
Ed ha vinto.

Federica Cardia, 31 anni, gli ultimi due passati a lottare contro un tumore al colon, non c'è più.
Troppo facile scrivere che la malattia alla fine ha avuto la meglio.
Troppo semplice commentare che lo sforzo di una giovane, e di tutti gli amici (anche chi non la conosceva personalmente ma ha avuto modo di scoprire la sua forza nel blog "Tanto vinco io", la sua determinazione nella pagina Facebook oppure partecipando alle tante iniziative organizzate per raccoglie fondi in grado di pagarle le cure) non è servito.
Federica, a ragione, si incavolerebbe.
L'avevano data per incurabile (parola orribile).
Eppure lei ha deciso di giocarsi tutto.
Ha messo le sue cartelle cliniche su internet ricevendo una pioggia di solidarietà, l'aiuto di oncologi e il sostegno economico di tanti.
I social network e Internet sono impazziti per questa ragazza coraggio.
«Ho una rara forma di tumore al colon, dicono che per me non si può più far nulla. Ma io non mi arrendo»,

aveva raccontato in un'intervista a Francesco Abate, su L'Unione Sarda, lo scorso dicembre.

Aveva tanto: un eccellente impiego alla Sony PlayStation di Roma, un fidanzato, una vita felice.
Tutto mandato al macero dal tumore.
Ma si è riscoperta una forza della natura. Ha lottato. Lo ha fatto con tutte le energie. Stamattina è volata via.

Ma ha vinto perchè
il suo ricordo e il suo esempio non moriranno mai.
"Tanto hai vinto tu".


Unione Sarda: Matteo Vercelli
Venerdì 06 settembre 2013 10:54

 

Il suo blog:   www.tantovincoio.it

Dal suo blog, una pagina dalla sorella: Grazie

 




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Sezione dedicata a Federica inserita il 7 Settembre 2013


Rassegna Stampa


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Dedicated to Daniele Biasco di Matino (Lecce)







Dedicated to Patrizia e figlioletta perite tragicamente ad Olbia durante l'alluvione





 
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